Quando l'inserimento nella scuola dell'infanzia è difficile



Quando il nuovo percorso della scuola dell'infanzia non viene preso bene dal nostro bambino tutto è più difficile.

Questo è quello che mi sta succedendo, io che da educatrice ho sempre visto bambini piangere ogni santa mattina, ora che lo vivo col mio sulla mia pelle mi rendo conto, sul serio, quanto sia difficile e quanta sensibilità un insegnante debba avere nei confronti del bambino ma soprattutto del genitore.
Quante parole di conforto e di sicurezza bisognerebbe dare e quanti piccoli accorgimenti accompagnati da un "tranquilla, va tutto bene" bisognerebbe dare.



Eppure una cosa, dopo un mese di pianti tutte le mattine, la posso dire, poi passa, con tanta pazienza, ognuno con i suoi tempi, ma poi passa.

Dobbiamo in primis essere noi tranquilli e sereni, capire che non c'è nulla di sbagliato nel piangere o nel non voler andare all'asilo, è un grosso cambiamento e i cambiamenti, non sempre vengono presi bene.
Bisogna pensare al carattere del nostro bambino, lo conosciamo bene e in fondo, possiamo sapere se è un bambino che accetta ciò che cambia oppure no.

Se mi fermo a pensare, mi vengono in mente tante piccole situazioni, in cui mio figlio, no ha mai preso bene le persone nuove o gli ambienti, è un'abitudinario, e agli abitudinari guai a cambiare la routine.

Somiglia a me quando ero piccola, mai voluto andare all'asilo.

Non l'ho mai reso davvero indipendente nonostante tutto quello che scrivo sul blog e che per anni ho detto ai genitori, io in primis non l'ho messo in pratica, perché il mio frugoletto l'ho sempre protetto tantissimo, ma lui va lasciato andare, deve fare da solo, deve anche poter provare e sbagliare, mentre a volte per fare veloce o per non litigare facevo io per lui... ed ho sbagliato... il bello del genitore è che se sa di sbagliare può recuperare e fa sempre in tempo, se l'errore poi è il troppo amore, non lo si può proprio chiamare errore



4 commenti:

  1. Ciao! È da molto che seguo il tuo Blog, silenziosamente. Ma questa mattina leggendo questo post mi sono posta questa domanda che ti giro. Sono anche io una insegnante di scuola dell'infanzia e ho una bimba di 20 mesi. Negli anni ho notato che i figli di insegnanti sono spesso i più "difficili".
    Perché? Cosa sbagliamo? Forse quando arriviamo a casa dopo una giornata di lavoro non abbiamo più voglia di seguire i nostri bambini? O forse "reduci" da rapporti da insegnanti ricerchiamo un rapporto troppo materno?
    Tu cosa ne pensi?
    Grazie
    A presto
    Ele

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  2. Ciao Eleonora, grazie per il tuo commento e la tua lettura del blog.
    Guarda prima di tutto perso che quando si diventa mamme, si è solo mamme, perché il cuore e l'istinto materno prevalgono su tutto, anche su anni di teoria e pratica come insegnante.
    Poi per i nostri figli noi siamo le loro mamme e si sa che la mamma, spesso non viene ascoltata o non ha lo stesso appiglio che ha una maestra su un alunno, quindi direi che rientra tutto nella norma.
    Noi poi desideriamo solo essere mamme, mamme anche imperfette ma mamme non insegnanti e credo sia giusto così.
    Un abbraccio

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  3. È vero...
    A parole siamo così brave, ma poi, quando arriviamo dall'altra parte, siamo mamme, abbiamo tutte le insicurezze e fragilità delle mamme.

    Forse perché con i bimbi a scuola siamo più oggettive.

    I nostri li amiamo così tanto che a volte è difficile essere brave insegnanti, i sentimenti in ballo sono diversi.

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    1. Sicuramente ci sono molte differenze tra l'essere mamme ed educatrici, il lavoro è più obbiettivo e basato sulla teoria che viene sempre messa in pratica, quando si è mamme c'è di mezzo il cuore di mamma, che è imperfetta senza manuali, che sbaglia ma va bene così.
      Un abbraccio

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